bolletta luce e gas

LUCE & GAS Cosa è successo e cosa cambia adesso per la tua Azienda, analisi di fine Luglio 2026

28/07/2026

Il paradosso energetico lucano arriva in prima pagina

22/08/2026

Anche la corrente passa dallo stretto di Hormuz?

Perché una crisi nel Golfo Persico finisce nelle bollette di tutti gli italiani, anche se tu consumi energia prodotta a pochi chilometri dalla tua azienda

di Vito Palladino — Energy Manager, Utility Manager certificato UNI 11782:2020 (schema accreditato ACCREDIA), Delegato Regionale ASSIUM Basilicata

Dati aggiornati al 20 agosto 2026.


Partiamo da quello che stiamo leggendo tutti in questi giorni. Lo Stretto di Hormuz è bloccato, le consegne di gas liquefatto dal Qatar sono ferme, i prezzi salgono. Fin qui nessun mistero: il gas e il petrolio viaggiano per mare, se le navi si fermano il prezzo sale. Ci siamo.

Ma in molti mi chiedono: Perché in questi giorni è salita così tanto anche l’elettricità?

Ci pensi un attimo? L’elettricità in nave non ci viaggia. La produciamo in Italia. E per quasi metà arriva da sole, vento e acqua — cioè da roba che non si compra da nessuno, che non ha un fornitore, che non passa da nessuno stretto del mondo.

Passa da Hormuz pure lei? Non ci passa la corrente, ma la formazione del suo prezzo. Il motivo è molto più semplice di quello che ti immagini. Basta capire una regola sola. Se hai cinque minuti, dopo averla capita non guarderai più la tua bolletta come prima.

La regola dei dieci panifici

Facciamo un esempio semplice lasciando stare per un momento i kilowattora e mettendoci in testa questa scena: ci sono dieci panifici nella tua città e tu devi comprare cento pagnotte di pane.

Nove panifici le vendono ad 1 euro l’una, ma poi vi è il decimo panificio, che ha il forno vecchio che consuma il triplo per produrla, per cui le sue pagnotte le vende a cinque euro.

A te le pagnotte servono tutte e cento. Quindi, per arrivare a cento, sei obbligato a comprare qualche pagnotta anche da quello caro.

E adesso arriva il punto: la regola del mercato elettrico dice che tu devi comunque pagare cinque euro a pagnotta a tutti e dieci i panifici, anche ai nove che te le vendevano a 1 €.

Ti sembra assurdo? Lo capisco. Ma è esattamente così che funziona il prezzo dell’elettricità in Italia e in tutta Europa. Si chiama sistema marginalista, e in parole povere funziona così: ogni ora si mettono in fila tutte le centrali dalla più economica alla più cara, si chiamano in servizio una dopo l’altra fino a coprire tutta la domanda, e il prezzo che pagheranno tutte lo decide l’ultima che è entrata. La più cara del gruppo.

In Italia quell’ultima, indovina un po’, è quasi sempre una centrale a gas.

Quanto spesso? Secondo il report Italia Rinnovabile di Legambiente, nell’89% delle ore.

Ecco la risposta alla tua domanda: Hormuz arriva nella tua bolletta anche mentre tu stai consumando corrente prodotta da un pannello fotovoltaico a dieci chilometri da casa tua. Perché non stai pagando quel pannello. Stai pagando l’ultima centrale della fila.

Dove siamo adesso: i numeri di oggi

Ti faccio vedere i tre numeri che contano. Sono anche le tre sigle che, con buona probabilità, trovi scritte da qualche parte nel tuo contratto di fornitura.

Sigla Cos’è, in parole povere Valore di oggi
TTF Il prezzo del gas in Europa. È il termometro di tutto il resto. 64,07 €/MWh (20 agosto, ore 11:30)
PSV Il prezzo del gas in Italia. 66,7 €/MWh — cioè 0,706 €/Smc (19 agosto)
PUN Il prezzo dell’elettricità all’ingrosso in Italia. 180,89 €/MWh (20 agosto)

Ora guarda che corsa hanno fatto nelle ultime settimane.

Il gas stava a 41-42 €/MWh a fine giugno. A metà luglio era già a 53,65. Poi, nei primi giorni di agosto, sembrava tirare un respiro: il future di settembre è scivolato fino a 53,32 il 5 agosto. Sembrava l’inizio della discesa, ma non lo era. Da lì è ripartito, e oggi siamo sopra 64. Nell’ultimo mese +9,4%. E rispetto a un anno fa +97%: il prezzo è quasi raddoppiato.

L’elettricità? Ha seguito. Dalla media mensile di 132,50 €/MWh di giugno agli oltre 180 di oggi.

Fermati un secondo su questo: sono due mercati diversi, con due merci diverse, e disegnano la stessa curva. Non è una coincidenza. È la regola dei dieci panifici che lavora, ora dopo ora. Quello stesso prezzo viene riconosciuto anche al fotovoltaico che in quel momento sta producendo con un costo del combustibile pari a zero. E senza pagare un centesimo di CO₂, perché non ne emette. Non perché qualcuno abbia barato. Perché la regola del mercato energetico dice così.

«Ma allora è perché manca il gas!» No, in Italia non manca

Qui bisogna essere precisi, perché è il punto su cui girano più imprecisioni, anche in buona fede.

Al 19 agosto i depositi italiani di gas erano pieni al 79,78%, cioè 162,3 TWh. La media europea stava al 61,37%. La Germania, che è il Paese con la capacità di stoccaggio più grande d’Europa, era appena sopra il 50%.

Tradotto: siamo il Paese messo meglio del continente, e abbiamo ancora oltre due mesi davanti prima che chiuda la stagione di riempimento, fissata al 31 ottobre. Ma va detta anche l’altra metà, altrimenti facciamo informazione a metà. Un anno fa, allo stesso giorno, stavamo all’85,56%. Siamo quasi sei punti sotto. E l’Europa nel suo insieme è ai minimi dal 2009. Quindi: messi meglio degli altri, ma peggio di noi stessi. E soprattutto — ed è questo che conta per te che paghi le bollette — i prezzi sono saliti lo stesso. Anzi, in un anno sono quasi raddoppiati.

Perché? Perché il prezzo del gas non lo decidono i nostri depositi. Lo decide il mercato mondiale. Con il Qatar fermo e con Germania e Francia che devono ancora riempire, tutti competono per gli stessi carichi di gas liquefatto. E quella competizione fa il prezzo anche per noi, che abbiamo già comprato.

Mettila così, se ti è più comodo:

I magazzini pieni ci proteggono dal restare senza gas, ma non ci proteggono per niente dal pagarlo caro.

Sono due sicurezze diverse, e vanno tenute separate. La prima l’abbiamo gestita bene. La seconda no, e in buona parte non dipende da noi.

Ti aggiungo un elemento per la programmazione dell’inverno, perché immagino che tu un budget lo debba fare. Secondo le analisi di Wood Mackenzie, anche nello scenario migliore — Qatar di nuovo a pieno regime da settembre — l’Europa arriverebbe al 1° novembre con i depositi al 75%, contro il 90% degli anni scorsi. Se lo Stretto restasse chiuso, si scenderebbe sotto il 70%. Tienine conto quando fai le previsioni di spesa.

Cosa dice davvero ARERA

Dal 1° luglio la bolletta elettrica dei clienti vulnerabili è aumentata del 4,6%. Il prezzo di riferimento è di 31,63 centesimi al kWh, tasse comprese. Vediamo com’è fatto, voce per voce.

Voce Quanto pesa Come è cambiata
L’energia vera e propria 53,5% +7,0%
Trasporto e gestione contatore 19,5% invariata
Oneri di sistema 10,5% +9,4%
Tasse e IVA 9,8% +4,3%
Commercializzazione 6,7% −5,5%

E adesso la precisazione. Con la delibera 227 del 25 giugno è salita la componente ASOS, quella che finanzia gli incentivi alle rinnovabili e le agevolazioni alle imprese energivore, e che da sola vale oltre il 95% degli oneri di sistema. Il motivo non è il prezzo dell’energia: serve a ricostituire la cassa della CSEA, il cui conto ASOS da anni eroga più di quanto incassa.

Ora attenzione, perché questo è il punto che sfugge di più e che riguarda direttamente il tuo contratto: questo aumento non guarda in faccia a nessuno. Lo pagano circa 30 milioni di utenze domestiche e 6,7 milioni di utenze non domestiche. In tutela o sul mercato libero. A prezzo fisso o indicizzato. Nessun fornitore lo decide e nessuno ci guadagna: lo incassa e lo riversa.

Quindi se pensavi che il prezzo bloccato ti proteggesse da tutto, ecco: da questo non ti protegge. Il prezzo fisso blocca solo la componente energia. Trasporto, oneri di sistema e imposte restano variabili in qualunque tipo di contratto, senza eccezioni: se lo Stato o l’Autorità decidono di modificare una voce, in aumento o in diminuzione, quella voce cambia sia che tu abbia un prezzo fisso, sia che tu abbia un prezzo indicizzato.

Il confronto che dovrebbe farci discutere

Nei primi mesi del 2026 l’elettricità in Italia è costata intorno ai 130,5 €/MWh.

Nello stesso periodo, altrove:

Paese €/MWh
Italia 130,5
Olanda 100,08
Germania 99,85
Francia 70,42
Spagna 42,51

Rileggi l’ultima riga. La Spagna paga meno di un terzo di noi.

E non perché abbia regole diverse: il mercato è lo stesso, è europeo, la regola dei dieci panifici vale anche a Madrid. Solo che in Spagna il gas fissa il prezzo nel 15% delle ore, contro il nostro 89%. Perché hanno costruito rinnovabili e reti prima, e più in fretta.

Quindi no, non è Hormuz. Non è il caldo. Sono scelte fatte, o non fatte, in quindici anni.

E in Basilicata? Qui la cosa fa quasi rabbia

Adesso guardiamo casa nostra, che è la parte che mi sta più a cuore.

A fine 2025 in Basilicata c’erano circa 2.548 MW di rinnovabili installate. L’eolico da solo vale 1.608 MW, il 63% del parco regionale.

La produzione da fonti pulite è di circa 4.500 GWh l’anno: il 90% di tutta l’elettricità prodotta in regione. E i consumi elettrici lucani? Stanno intorno ai 2,5 TWh.

Fai il conto anche questa volta, perché il risultato merita.

La Basilicata produce quasi il doppio dell’elettricità che consuma. Quasi tutta pulita. E la esporta.

E un’azienda di Melfi, di Ferrandina o di Villa d’Agri paga la corrente esattamente quanto una di Milano. Perché il PUN è, come dice il nome, un Prezzo Unico Nazionale. Produrre sul proprio territorio, oggi, non porta un centesimo di vantaggio a chi su quel territorio lavora, investe e assume le persone. Ecco perché il prezzo zonale — cioè un prezzo che tenga conto di dove e quando l’energia viene prodotta — non è un tecnicismo per addetti ai lavori. È una questione di giustizia territoriale. Esiste dal 1° gennaio 2025, ma di fatto non viene ribaltato sulle nostre bollette.

E un’ultima cosa, che però va detta anche se non ci fa onore: in Basilicata gli accumuli — le batterie che permettono di conservare l’energia prodotta di giorno per usarla la sera — sono fermi a 54,1 MW. Lo 0,4% del totale nazionale. Produrre tanto non basta, se poi non riesci a spostare quella produzione nelle ore in cui serve davvero. È lì che si gioca la partita dei prossimi anni. Ed è lì che siamo indietro.

Allora: coincidenze o speculazione?

Torniamo alla domanda che ti frulla in testa da quando hai letto il primo aumento. Caldo, Hormuz, Ucraina, guasti, manutenzioni: è una serie di sfortune, o c’è qualcuno che ci marcia?

Ti dico come la vedo io, dopo oltre vent’anni passati a leggere queste tabelle: la verità è peggiore di entrambe le ipotesi.

Non serve nessun complotto. E non sono coincidenze.

Abbiamo costruito un sistema in cui ogni tensione internazionale finisce automaticamente e per intero sul prezzo che paghiamo. Anche sull’energia che quella tensione non l’ha nemmeno sfiorata.

I dati di oggi lo dimostrano meglio di qualunque discorso. Il 18 agosto le rinnovabili hanno coperto il 44,9% della domanda elettrica italiana e il 51,4% della produzione nazionale: più di una unità su due, senza bruciare niente. I depositi di gas sono i più pieni d’Europa. E il prezzo dell’elettricità è comunque sopra i 180 €/MWh, con il gas quasi raddoppiato in un anno.

Non è un errore del sistema. È il sistema che funziona esattamente come è stato progettato.

E per un imprenditore questa è una notizia peggiore di uno scandalo. Perché uno scandalo, prima o poi, finisce in tribunale. Un meccanismo di mercato no: continua a funzionare ogni ora, in silenzio, finché qualcuno non decide di cambiarlo.

Una cosa però la voglio dire: i dati che hai letto qui sono tutti pubblici e gratuiti. Stanno sui siti di Terna, ARERA e GME, li può scaricare chiunque. Il problema non è nascosto. È solo scritto in una lingua che in pochi hanno interesse a tradurti.

Nel frattempo, tu cosa puoi fare?

Il prezzo del gas ad Amsterdam non lo cambiamo né io né te. Su quello, mettiamoci l’anima in pace.

Ma tra il prezzo di mercato e quello che ti ritrovi scritto in fattura c’è uno spazio. E quasi sempre è più largo di quanto immagini. Nel nostro lavoro, controllando le bollette voce per voce, saltano fuori con una certa regolarità queste cose:

  1. corrispettivi diversi da quelli firmati nel contratto — capita più spesso di quanto si creda;
  2. accise e IVA sbagliate rispetto al tipo di attività svolta;
  3. potenze impegnate mal dimensionate, che paghi tutti i mesi senza usarle;
  4. conguagli e ricalcoli non dovuti, a volte perfino già prescritti;
  5. componenti di dispacciamento applicate in modo scorretto;
  6. tariffe non adatte alla tipologia di consumo della singola utenza.

Questo risolve il problema di fondo? No. Ma è l’unico pezzo del problema su cui hai il controllo tu. E, a differenza del prezzo del gas, si verifica in pochi giorni.

C’è poi una seconda cosa, che adesso vale ancora più del solito: con un inverno che si annuncia teso, il momento in cui firmi o rinnovi un contratto conta quanto il contratto stesso. Chi arriva ad ottobre senza aver deciso niente, poi decide in emergenza. E in emergenza si firma sempre male. L’ho visto troppe volte.

Vuoi sapere quanto stai pagando davvero?

Puoi richiedere il check-up delle tue forniture gratuitamente e senza impegno. Nessuna offerta da firmare, nessun fornitore da attivare: solo i tuoi numeri da analizzare, letti da chi lo fa di mestiere, per comprendere e sapere cosa fare consapevolmente.

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Vito Palladino è Energy Manager certificato CDQ (att. EM005/09) e Utility Manager certificato secondo la norma UNI 11782:2020, con schema accreditato ACCREDIA (Intertek/ACCREDIA, cert. UTIMA2023-000145). È Delegato Regionale per la Basilicata di ASSIUM — Associazione Italiana Utility Manager.

Logica Media Service opera dal 2004 come società di consulenza indipendente sulle utilities, con sedi a Potenza e Matera. Lavora per conto dei propri clienti come Utility Manager indipendente certificato UNI 11782:2020.


Da dove vengono questi numeri

Tutte le fonti sono pubbliche e consultabili. Ultima verifica: 20 agosto 2026.

  • ARERA — comunicato del 25 giugno 2026 sull’aggiornamento tariffario del III trimestre 2026 (delibere 227/2026/R/com, 219/2026/R/eel, 218/2026/R/eel): arera.it
  • GIE — Gas Infrastructure Europe (AGSI), dati sugli stoccaggi al 19 agosto 2026, ripresi da ANSA ed Euronews
  • QualEnergia — Infodata energia, rilevazioni giornaliere di PUN, TTF, CO₂ e quota rinnovabili al 20 agosto 2026: qualenergia.it
  • Teleborsa / Borsa Italiana, quotazione TTF Amsterdam del 20 agosto 2026
  • Legambiente — report Italia Rinnovabile, 26 maggio 2026, e focus regionale sulla Basilicata: agr.regione.basilicata.it
  • Terna — Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico: terna.it
  • GME — PUN Index GME ed esiti del Mercato del Giorno Prima, medie mensili pubblicate a consuntivo: gme.mercatoelettrico.org
  • Snam — dati operativi sugli stoccaggi nazionali ed esiti delle aste di conferimento
  • GSE — monitoraggio regionale FER, scheda Basilicata: gse.it
  • Wood Mackenzie, scenari di riempimento degli stoccaggi europei, ripresi dalla stampa specializzata